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Scatti di scena

Intervista ad Alessandro Sperduti (Vittorio Marandola)

Come sei entrato a fare parte del cast di questo film?

Sono stato chiamato a sostenere un provino con Maurizio Zaccaro, con cui avevo già recitato da bambino nella fiction “Il cristallo di rocca”, la mia seconda esperienza su un set dopo l’esordio con “Il tesoro di Damasco”: non mi aveva riconosciuto perché da quel nostro incontro erano trascorsi ben sedici anni ma a un certo gli ho ricordato la circostanza e lui è stato felice di avermi ritrovato. Per me è stata molto bella la sensazione di tornare a lavorare con Maurizio non più da bambino ma da adulto e dando vita ad un rapporto diverso, interessante e costruttivo e anche lui si è rapportato con me giocando alla pari, mettendosi allo stesso mio livello e dandomi diversi consigli utili che mi hanno aiutato tanto a costruire il mio personaggio in modo adeguato. E’ un regista abituato a seguire sempre da vicino i suoi attori dall’inizio alla fine, a mettersi in spalla la macchina da presa e a riprendere direttamente le varie scene e questo per chi recita rappresenta un forte sostegno. Abbiamo discusso sempre a lungo con lui fin dai giorni che hanno preceduto le riprese e lui ha sempre rassicurato e incitato tutti, la nostra è stata un’esperienza davvero molto intensa e gratificante.

Chi è il Vittorio Marandola che interpreti e che cosa gli succede in scena?

E’un giovane carabiniere destinato ad essere ucciso a soli 22 anni, che nel corso della vicenda rivela una tenacia e una forza incredibili, è stato molto emozionante per me parlare come lui e incarnare i suoi pensieri. A un certo punto Vittorio viene incaricato di scortare un bambino, un piccolo ladruncolo di paese con cui nasce una sorta di amicizia dopo un periodo iniziale in cui non sa bene come affrontarlo. Per quanto riguarda poi i suoi colleghi il rapporto che si consolida con loro non è soltanto professionale ma anche e soprattutto umano: sia lui che altri due Carabinieri della stazione di Fiesole vengono chiamati a far parte della Resistenza fiorentina collaborando con un gruppo di partigiani locali ma vengono bloccati dai nazisti : se loro non torneranno a consegnarsi dieci civili innocenti del paese prese in ostaggio verranno fucilate al loro posto: i tre sceglieranno allora di rientrare immolandosi per una causa giusta e nobile. Sul set era nato un clima generale di forte e ammirato rispetto nei confronti dei fatti e delle persone che stavamo raccontando e la consapevolezza di dar vita ad una storia di eroismo comunque a noi vicina nel tempo. Per me è stato molto gratificante interpretare un personaggio così significativo ma anche essere parte integrante di un progetto di impegno civile teso a salvaguardare la memoria: attraverso il racconto delle vicende di un ragazzo che sceglie di morire per salvare altre persone e il suo Paese ho imparato quanto sia fondamentale coltivare il ricordo di quello che è avvenuto nel passato. In genere quando si studiano a scuola la seconda guerra mondiale e la Resistenza si è “condannati” a una certa sbrigatività frettolosa ma in questa occasione penso che sia stata molto utile l’opportunità di approfondire quel periodo storico attraverso una vicenda commoventeche mi auguro riesca il più possibile ad emozionare gli spettatori.

Come ti sei trovato con glialtri compagni di lavoro?

Ho legato un po’ con tutti, ad esempio si è creata una bella complicità grazie Marco Cocci che era sempre pronto a demistificare un po’ tutto (salvo poi commuoversi fino alle lacrime come tutti gli altri nel momento clou..) ma anche, a livelli diversi, con ogni altroattore in scena. Purtroppo l’ esperienza è stata piuttosto breve, abbiamo girato tutto il film in circa cinque settimane, ma siamo riusciti a creare tra noi una bella atmosfera e una forte amicizia che si è protratta nel tempo anche dopo la fine delle riprese.. Eravamo tutti consapevoli della serietà e della drammaticità di una storia che portava con sé una tensione e un’ emozione molto forte perché era davvero avvenuta 60 anni fa ed era fondamentale per tutti noi poter dare il massimo per essere credibili, in segno di rispetto per le vere vittime ed i loro familiari. Il film è in generale fedele ai fatti (anche se con qualche licenza “poetica”), ci sarà molto spazio per la commozione sia nel finale che nel corso di una vicenda incredibile e ricca di emozioni diverse in cui sono molto importanti anche le storie d’amore e i personaggi femminili (interpretati da Nicole Grimaudo, Raffaella Rea, Lavinia Guglielman) che alimentano le aspirazioni, i progetti e i desideri di quei giovani, destinati a essere cancellati quando viene troncata loro la vita.

Ricordi qualche episodio particolare della lavorazione?

La prima cosa che mi viene in mente è ovviamente il momento della fucilazione, molto forte e toccante a livello emotivo. Abbiamo ripetuto la sequenza diverse volte per arrivare a dare l’emozione giusta e per me è stato impressionante rendermi conto di quanto fosse giovane il mio personaggio quando andava incontro alla morte, questa circostanza mi ha sconvolto, non è stato affatto semplice ritrovarmi davanti a dieci persone col fucile puntato contro di me.. Abbiamo dato vita ad un forte processo di identificazione con quei ragazzi, è stata una sensazione che abbiamo condiviso tutti e Maurizio Zaccaro è stato molto bravo ad intervenire adeguatamente trovando sempre i toni giusti da indicare ad ognuno di noi e filmando le nostre emozioni del momento.

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